Dott. Nando Gallese


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La parabola della tenda

Informazioni ai pazienti

Vi era a quel tempo un uomo che si riteneva di grande acume e non concedeva a nessuno di fare scelte per lui, ne chiedeva consiglio a quelle persone giudicate competenti in vari mestieri, sia che fossero artigiani, che medici o sacerdoti, con la convinzione che nessuno avrebbe potuto risolvere un problema meglio di quanto lui stesso potesse.


Un dì fece montare, nell’andito sua casa, una bellissima tenda damascata, spessa e pesante, per ripararsi dal bruciante sole in estate e proteggersi dai freddi venti nella stagione invernale: come suo solito seguì personalmente ogni particolare, ordinando il bastone da un falegname di fiducia, gli anelli di sostegno dal migliore fabbro della città, la tenda da famosi tessitori orientali, partecipando direttamente ai lavori e, alla fine, si ritenne soddisfatto.


Ma, dopo qualche tempo, notò che il bordo della tenda, inizialmente sfiorante il pavimento con una linea perfetta, adesso toccava abbondantemente il suolo, sia ai lati che, maggiormente, nella porzione centrale, dove formava pieghe grandi e affastellate.
L’uomo cominciò a maledire gli artigiani che avevano cucito la tenda per aver usato tessuti scadenti e gli operai che l’avevano montata per non aver preso bene le misure e pensò che avrebbe fatto meglio ad aver eseguito ogni lavoro da se.
Per tale motivo non si degnò di richiamare nessuno di quelli che avevano partecipato all’opera e, senza altri pareri, decise di riparare agli errori per proprio conto.


Si armò, quindi, di strumenti di misura e grosse forbici: studiò accuratamente la linea del taglio necessario, segnandola sul bordo inferiore della tenda, a distanza regolare dal pavimento, quindi recise la porzione esuberante ottenendo il risultato voluto, cioè un perfetto parallelismo tra il margine del drappo il suolo che tornava a essere sfiorato uniformemente .
Terminò l’opera ricucendo abilmente il bordo tagliato, in maniera degna del migliore sarto: aveva eseguito un lavoro perfetto e si sentì orgoglioso delle proprie capacità, senza dimenticare di lanciare ancora improperi nei confronti degli ignoranti che avevano causato i problemi.


Tuttavia, dopo alcuni giorni, il bordo della tenda toccava di nuovo il pavimento e, a questo punto, l’uomo venne preso dalla disperazione per non poter comprendere come, dopo tanta cura, questo potesse ancora succedere: pensò che probabilmente si fosse sollevato il pavimento, ma non riusciva a trovare una soluzione idonea a poterlo abbassare senza smantellarlo del tutto.
Vedendolo così afflitto, a sua insaputa, la moglie chiamò un anziano artigiano che aveva la bottega nei pressi: costui, appena entrato in casa, esclamò “non vi è alcun difetto nella tenda, ne nel pavimento, ma è il bastone di sostegno che si è piegato sotto il peso del drappo; non vi era nessuna necessità di tagliare una così bella tenda, ormai irrimediabilmente rovinata; la soluzione giusta sarebbe stata quella di risollevare il bastone, fissandolo meglio alla parete, cosa che poteva farsi con facilità, senza grosse spese e senza danni irreparabili, ma, ormai, sarà meglio ricominciare tutto il lavoro da capo e ordinare una tenda nuova, perchè quella vecchia è inutilizzabile”.


La morale della storia è che non bisogna eccedere in presunzione, non bisogna mai pensare di essere i migliori in ogni campo, ma, al contrario, bisogna sempre affidarsi al consiglio di persone di grande esperienza in ogni settore: il rischio è di incorrere in errori di ingenuità che possono portare anche a gravi conseguenze, soprattutto se questi criteri vengono applicati alla salute.


In ambito proctologico è illogico, inutile e dannoso “tagliare le emorroidi”, dato che, in primo luogo si tratta di strutture adibite al perfezionamento della continenza mediante il rapido riempimento di sangue e alla protezione dei muscoli sfinteri operando da cuscinetto durante il passaggio delle feci, per cui è molto meglio non eliminarle; in secondo luogo la loro fuoriuscita dall’ano è solo “la punta dell’iceberg” di quell’anomalia chiamata “prolasso” che coinvolge tutto il retto, per cui è molto ingenuo pensare che il problema sia solo quello che si vede, dimenticando la porzione più importante e notevolmente più voluminosa che è costituita dal “prolasso occulto” che, inoltre, è quello che causa gravi disturbi defecatori; infine che la zona “delle emorroidi” è facimente sanguinante ed estremamente sensibile con eventi avversi importanti conseguenti al taglio, tra cui possibilità di emorragie dopo l’intervento di emorroidectomia, “incontinenza sensoriale” per asportazione delle terminazioni nervose deputate alla discriminazione del contenuto rettale e “incontinenza sfinterica” per lesioni dei muscoli, “stenosi” cioè restringimenti rigidi dell’ano per cicatrizzazione esuberante, ma, soprattutto, lenta (a volte non raggiunta) guarigione delle ferite chirurgiche con i famigerati, intensi e prolungati dolori, temutissimi da tutti i pazienti in base ai racconti di parenti e amici che, in passato, abbiano dovuto subire le traumatiche, quanto avventate, asportazioni di emorroidi.


La fisiopatologia della “malattia emorroidaria” e di molti altri aspetti patologici come, stipsi espulsiva, rettocele, perineo discendente, incontinenza, è fodamentalmente legata alle varie espressioni della malattia di base, costituita dal “prolasso retto-anale” secondo la “teoria unitaria del prolasso” (A. Longo).


Per affrontare questi problemi non si può applicare il “fai da te”, non bisogna ascoltare zie e vicini di casa, il Farmacista non è competente, il Medico di Famiglia non deve peccare di superficialità, ma deve avviare il paziente verso uno specialista che non è un generico “Chirurgo”, bensì un professionista dedicato e realmente competente nel campo della patologia ano-retto-perineale che è il Proctologo: solo questo Medico, in collaborazione col Curante e altri Specialisti (Urologo, Ginecologo, Dermatologo, Radiologo, ecc.) ha le migliori chanches per pianificare adeguatamente l’iter diagnostico e terapeutico in un campo spesso oscuro, se non del tutto sconosciuto.

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