Dott. Nando Gallese


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Il culo questo sconosciuto

Informazioni ai pazienti

IL CULO: QUESTO SCONOSCIUTO
Esiste una grande ignoranza sulle malattie ano-rettali, gravata da storici, inveterati preconcetti per cui, tutti I pazienti che entrano in uno studio Proctologico, sono convinti di sapere già di cosa sono affetti e chiedono direttamente la cura che hanno pensato, aiutati da parenti, conoscenti, media vari tra cui, principalmente Internet, dove si può facilmente trovare “tutto e il contrario di tutto” e dove è pericolosissimo navigare tra I siti di professionisti affidabili e personaggi appprossimativi, al limite della ciarlataneria e dei rimedi da far-west, ottimi e risolutivi per tutte le malattie.
Le persone entrano in studio recitando un copione standard, esordendo con “Dottore, soffro di emorroidi, forse ragadi, e vorrei fare l’intervento” (come se esistesse un solo intervento o solo quello che si trova nel loro cervello): in effetti, nella mia lunga carriera, ho potuto constatare che, la maggior parte delle persone, “le emorrodi ce le hanno in testa e non dove dovrebbero essere”
I più acculturati e informati, chiedono anche, con l’aria di chi nella vita ha già capito tutto, un ben preciso intervento, perchè risolutivo, indolore, ecc... io rispondo sempre che “per risolvere bisogna andare a Lourdes” perchè i medici cercano solo di capire qual’è la malattia, per poterla affrontare nel miglior modo possibile, ma senza nessuna garanzia di riuscire a raggiungere il risultato sperato.
Le frasi tipiche proseguono poi con un “non mi faccia male...” al momento della visita, come se fosse il medico a causare dolore e non le malattie.
Ci vuole, quindi, un grande dispendio di tempo per spiegare che “le emorroidi non sono una malattia”, che nell’ano non ci sono solo “emorroidi” e che chi sta bene non va a farsi visitare, per cui, nell’ambulatorio arrivano persone malate che il dolore, spesso, se lo portano da casa.
Senza approfondire ulteriormente su tutti i luoghi comuni abituali nello studio proctologico, si segnalano altre due condizioni di cui nessuno sa niente, ma che vengono regolarmente riferite:
1)       la “stitichezza” (o stipsi): ognuno ha la sua idea (sono stitico perchè non vado tutti i giorni, perchè faccio le feci dure, perché “devo sforzare”, perchè in famiglia siamo tutti stitici, ecc.); in effetti, scientificamente, esistono dei criteri precisi (criteri di Roma II) per stabilire presenza e grado di stipsi, ma, naturalmente questi devono essere indagati e valutati da uno specialista particolarmente esperto nel campo della colon-procto-perineologia, non da un generico Medico o Chirurgo Generale, figuriamoci dal paziente stesso o da sua zia...! Le diagnosi possono essere molteplici e complesse (Sindrome da Defecazione Ostruita, Slow-transit, dissinergia e incoordinazione motoria, stipsi organica secondaria a tumori, aderenze postchirurgiche, mega-dolicocolon, stenosi flogistiche da Crohn, tubercolari, da sclerodermia, ecc.) così come la scelta delle varie combinazioni di terapie possibili, da quelle dietetiche, a quelle farmacologiche, a quelle chirurgiche, a quelle fisiche e riabilitative. In ogni caso la stitichezza non è, come si pensa, una “croce” da portare per tutta la vita: se si riesce a riconoscerne le cause, sono possibili trattamenti medici e/o chirurgici di una certa efficacia, sempre da valutare con attenzione, con studio strumentale adeguato, con ampie spiegazioni al paziente su indicazioni e limiti e,soprattutto, con tanto realismo e tanta prudenza.
2)       La “colite” (o colon irritabile o colite spastica, ecc.): nessuno sa di cosa si tratta, nemmeno il medico che l’ha diagnosticata con tanta disinvoltura, senza eseguire nessun esame, attribuendola spesso “all’ansia o allo stress”.
A parte che non esiste il “colon irritabile”, ma, semmai la “sindrome dell’intestino irritabile (SII)” che, cioè, coinvolge tutto il tubo digerente e non solo l’ultimo tratto (il colon), il vero problema è che un’eventuale SII rappresenta una “sconfitta diagnostica”, trattandosi di una “diagnosi di esclusione” che scaturisce dalla negatività di tutti i possibili (e fondamentali) esami eseguiti fino a quel momento (minimi ed obbligatori almeno Colonscopia, esame feci chimico e per parassiti e uova, test per intolleranza a lattosio e glutine) e che non depongono ne per patologia tumorale, ne per malattia diverticolare, ne per IBD (Inflammmatory Bowel Disease = malattie infiammatorie croniche intestinali come Rettocolite Ulcerosa, Morbo di Crohn, ecc.), ne per ogni altra forma morbosa rilevabile. Quando il diagnosta, non avendo capito niente di quello che ha di fronte, si arrende, sentenzia la SII, chiamandola, volgarmente, “colite”
Ma da cosa dipendono questa ignoranza e questi preconcetti così diffusi ?.. semplicemente dal fatto che i medici, di ogni epoca, non si sono mai interessati approfonditamente delle malattie anali e che, tranne rare eccezioni, fino a pochi decenni fa, non esistevano nel mondo, specialisti in Proctologia.
La chirurgia, da oltre 6000 anni, dl tempo degli antichi egizi, non ha cambiato granchè la sua impostazione elementare, chiamando “emorroidi” tutto quello che vedeva sporgere dall’ano e praticandone la sistematica distruzione con ogni mezzo (coltelli, forbici, legature strozzanti, ferri roventi...poi col progresso elettricità, ghiaccio, raggi infrarossi, ultrasuoni, radiofrequenza e infine, miracolo dei miracoli, il LASER: in effetti si esegue, con strumenti distruttivi diversi, sempre la stessa procedura amputativa, dolorosa, ingenua, spesso inutile e fonte di complicazioni e recidive, chiamata emorroidectomia...”cambia il cucchiaio..., ma non cambia la minestra”
L’Università e le principali società scientifiche di Chirurgica, soprattutto in Italia, hanno trascurato di “istruire” adeguatamente i discepoli sull’importanza sociale e individuale delle malattie anali, perchè le tradizioni di “scuola” non prevedevano tale formazione specifica, anzi, come è capitato anche a me, con il massimo disprezzo per quelle malattie considerate di “basso rango”, il primo intervento affidato al giovane chirurgo era quello delle “emorroidi” che prevedeva la “strappectomia” di varie, povere, appendici anali, non meglio precisate con metodica più recentemente meglio definita come “Emorroidectomia alla Rottwailer”. Oltretutto i Chirurghi Generali non hanno mai visto di buon occhio i “Proctologi”, considerati dei presuntuosi “rapinatori” di una parte di quello che i chirurghi stessi ritengono, erroneamente, di comprendere alla perfezione quello che la scuola ha loro tramandato e che nessun’altro, all’infuori di loro, può far meglio.
Per tale motivo non è colpa dei medici e dei chirurghi se persistono tali equivoci e tali lacune: se non si frequentano ambienti specialistici e superspecialistici, se non si ha la fortuna di conoscere e veder lavorare i veri esperti, non nascerà il vero Proctologo e le conoscenze sulle malattie ano-rettali proverranno in parte dalle limitate informazioni universitarie, ma anche dalla cultura popolare tramandata da nonne, zie e vicine di casa che sanno tutto sulle “emorroidi”, sulla “stitichezza”, sulla “colite”, perchè hanno avuto la loro mamma operata 40 anni prima o perchè il portiere del palazzo ha fatto una cura con una di quelle pomate miracolose che, in realtà, fanno bene solo ai Farmacisti.
Un consiglio: in caso di malattie anali non fatevi la diagnosi da soli, non date retta ai conoscenti che vi dicono di usare acqua fredda e ghiaccio, non autoprescrivetevi la cura di un altro perchè non c’è nessuno uguale ad un altro e non c’è nessuno che abbia la stessa malattia con la stessa espressività clinica.
Tutto quello che è sbagliato è inutile. Tutto quello che è inutile è potenzialmente dannoso.
Rivolgetevi a un vero esperto: il Proctologo.

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